The social network – Nerd power anni 2000

Inutile raccontare la storia del film, si sa già, più o meno. Io la sapevo quasi tutta, e quello che non sapevo non sono sicuro sia stato raccontato in modo reale.
Prima di andare a vederlo avevo letto delle recensioni, diffidente come sempre quando si tratta di film che riguardano l’informatica anche se di striscio. Le recensioni erano tutte, più o meno, entusiaste. Così ci sono andato, non ho pagato (grazie mamma H3G), e mi sono divertito.
Mark Zuckenberg è un nerd, un fottutissimo nerd, uno stronzetto anche. Un frustrato megalomane che pensa di essere più furbo di tutti gli altri, e in fondo lo è.
Copia una idea ma la migliora, fotte il suo amico ma se ne pente, un ragazzetto che in 5 anni non ha sbagliato un colpo e si è pure divertito, è solo? Ha 500 milioni di amici ed è solo, questo pare voglia raccontarci il film, non sono d’accordo.
Zuckenberg è solo, ma lo è perché lo vuole non perché non può avere amici, semplicemente non è interessato, è un malato di mente? Probabile, un sociopatico, un genio insomma.
Il film è fatto bene, era stato annunciato come il miglior film sulla Silicon Vallet dopo “I pirati di Silicon Valley” e secondo me lo è nettamente.
Doveva svelarci quanto facebook sia cattivo con i nostri dati personali, quanti soldi faccia alle nostre spalle. Non è vero, la storia non si interessa minimamente ai 500 milioni di utenti. Il gioco funziona, piace alla gente perché gli da la possibilità di spiare gli altri, gli da la possibilità di sapere se una ragazza è fidanzata leggendolo nel profilo, gli da la possibilità di spostare la realtà online. Niente che non sapevamo, niente che non esistesse già prima con i reality show.
Doveva riabilitare gli informatici agli occhi del mondo? Doveva far sapere a tutti che un informatico non è un nerd ma uno che fa i soldi? Non credo, non è questo il messaggio che passa, la novità è che in questo film un informatico si riconosce, si immedesima, nei tic, nelle perdite di attenzione, nelle folgorazioni che ti appiccicano allo schermo e alla tastiera e anche all’alcolismo latente perché no. La maggior parte degli informatici che conosco bevono pesantemente senza problemi.
La traduzione italiana è pessima (Poke diventa Pizzicare, Coding diventa “Fare codici”) ma con un po’ di attenzione non si perdono neanche le perle che il film di tanto in tanto regala (come il suono della chat che non è altro che il suono che fa l’epiglottide di Mark).
Si, si capisce, mi è piaciuto. L’ho trovato anche ispiratore sotto molti punti di vista, ed è questo il messaggio che il film mi ha trasmesso:
Mark sarà pure uno stronzo, uno che ha fottuto il suo migliore amico, ma non è un cretino. Lui ha preso una buona idea, l’ha migliorata ed ha avuto le palle di portarla fino in fondo a qualunque costo. Voi ne sareste capaci?

Non si può che essere d’accordo sul fatto che sia il miglior film sulla Silicon Valley dopo i pirati della SV … infatti credo che sono gli unici due film che l’umanità abbia mai visto riguardati questo tema.
Io però più che una persona sronza ho visto una persona fredda.
Da quando parla con la ragazza all’inizio fino al “lo so che ti danno fastidio gli abbracci”, eccessivo come un paio di ciabatte ad una riunione d’istituto…
Credo che la vera morale sia: “se riesci a non sorridere per tutto il tempo tutto quello che farai avrà successo”
Per il resto gli autori ci hanno regalato un po’ di supercazzole informatiche che sinceramente ho apprezzato!
[...] aver letto l’ultimo post del Mangi, ho scaricato il film di cui parlava e me lo sono visto. In inglese, come consiglia lui, data la [...]